CARCIOFO ALLA BRACE CON LA SARSICCIATA ALLA PANONTA

 

Il Carciofo Campagnanese è il protagonista della Festa del Baccanale che viene organizzata tutti gli anni in paese tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio. Conosciuto anche come “Cimarolo” veniva consumato già ai tempi degli Etruschi. Se è sprovvisto di spine ed il colore è tendente al verde/violaceo, si tratta del vero Carciofo Campagnanese. In dialetto vengono chiamati “Carciofeni” e la tradizione vuole che vengano accompagnati dalle salsicce alla panonta che significa letteralmente “pane unto”.

La ricetta tradizionale prevede la cottura alla brace sia dei carciofi che delle salsicce, con una particolarità; non usare assolutamente la carbonella! Per la brace la tradizione vuole che si usi esclusivamente la brace di sarmenti di vite, ottenuti dalle rimanenze delle potature.

E ora passiamo alla ricetta tradizionale!

Bisogna prima di tutto tagliare il gambo e la punta, allargare le foglie e dargli una sbattuta, e a questo punto condire i carciofi prima della cottura, usando olio, sale, aglio e mentuccia. Poi andranno ficcati (non appoggiati) sulla brace stessa dalla parte del gambo e farli cuocere fino a che le foglie si carbonizzano, ricordandoci di aggiungere di tanto in tanto un po d’olio alla cottura. Appena sono bruciate le foglie esterne, sono pronti per essere gustati! Togliendo le foglie più bruciacchiate si potranno gustare all’interno quelle più tenere staccandole una ad una come una sorta di “m’ama non m’ama”. Le salsicce andranno cotte sulla brace normalmente.

Vi lasciamo qui sotto la ricetta in dialetto Campagnanese…. BUON APPETITO!

 

“Pe’ ffa’ li carciofeni a la brace, ce vonno prima de tutto lì viti.
Nun se pò usa’ gnente artro.
Pe’ prepara’ li carciofeni ce vonno: mentuccia de campo, ajetto fresco, sale e ojo.
Prima de tutto se pulisceno li carciofi, taji lo gambo, je taj un po’ de punta, je dai ‘na llargatella, delicatamente senza rompeli.
Poi je dai’ na bella sbattuta su la battilonta e cominci a conni’: li sali, in mezzo ce metti mentuccia e ajetto, l’ojo ce lo metti quanno li metti llì a la bracia.
Mano, mano che se coceno ne aggiungi ‘n po’.
Pe’ la cottura dipenne da quanto so’ freschi li carciofeni e da lo gusto.
C’è chi li preferisce spappati e chi un po’ duretti.
L’importante è magnalli su ‘na bella fetta de’ pane che se ‘mpregna de lo sughetto.
Pe’ fa la bracia ce vole poco, fai ‘na bella’ ccatastata de’ viti, je dai foco e quanno lo foco è sparito, metti lla li carciofeni, spignennoli ‘n po’ ne la bracia… pe’ chi c’avesse le mano tenerelle se consja lo guanto da forno.
Mano, mano che li carciofeni e le sarcicce se coceveno li mettessimo, su ‘na bella fetta de pane ce mettevi ‘n carciofeno e su ‘n’artra ‘na bella sarciccetta ….ecco qua la panontina!”
“Bon appetito! Quesso è quanto”

 

Ricetta in dialetto presa da vivicampagnano.it a cura di Simonetta Lelli
Foto di copertina presa da campagnanoedintorni.it